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II Trimestre 2009




Non mi ha sorpreso leggere di recente che l’addetto al recupero crediti è tra le figure professionali più ricercate. La classifica stilata ogni anno dall’Isfol si basa su una certosina verifica condotta dall’Istituto del Ministero del Lavoro sulle inserzioni di ricerca personale pubblicate dalle aziende. Gli analisti devono essersi molto stupiti nell’apprendere come un profilo relegato sempre al 34° posto sia balzato in poco meno di 12 mesi ai vertici della classifica dei più richiesti. Eppure era un risultato atteso essendo strettamente correlato all’appeal , che è andato crescendo negli ultimi anni, verso la figura del credit manager ad oggi tra le  più ambite e meglio retribuite. Ma evidentemente era necessaria una crisi delle dimensioni di quella attuale per far comprendere, anche ai più restii, che la gestione del capitale circolante e del credito con anomalie di pagamento riveste un’importanza fondamentale che diviene cruciale in periodi in cui la liquidità finanziaria è difficile a trovarsi. L’innovazione tecnologica ha inoltre favorito questo fenomeno consentendo di definire procedure più snelle e rendendo più flessibile l’impiego di risorse con professionalità diverse. Non è infatti un caso che alle modalità di recupero tradizionali, specificatamente giudiziali, si siano affiancate nel tempo vie alternative di gestione del contenzioso dirette a giungere ad una definizione non solo di tutela del credito ma di contemperamento delle diverse esigenze di entrambe le parti in causa, tanto del debitore che è tenuto al pagamento quanto del creditore titolare del diritto a pretenderne il versamento. Ecco allora che l’addetto al recupero crediti abbandona l’attività di mero sollecito di quanto legittimamente dovuto e diviene un mediatore, colui che propone soluzioni di rientro  e che alla fine non fa altro che “vendere quietanze”.
L’attenzione alle nuove modalità di gestione del contenzioso è da tempo presente in diversi tavoli di lavoro e recepita nell’ordinamento anche di alcuni enti. E’ nota la recente istituzione di un Arbitro Bancario Finanziario competente a dirimere in via conciliativa le controversie sorte tra le banche e la propria clientela in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari. Fanno inoltre ben sperare i primi risultati delle sperimentazioni del processo civile telematico. L’auspicio di tutti è che la giustizia elettronica sia realmente la chiave di volta per risolvere l’annoso ed eclatante problema della durata delle nostre procedure giudiziali. Sul fronte delle novità legislative in questo numero ampio spazio abbiamo riservato alla recente entrata in vigore della Legge che ha in parte modificato il codice di procedura civile. Travalicando i confini nazionali abbiamo proseguito l’approfondimento di quanto previsto nel “Libro verde” in tema di procedimento europeo per le controversie di modesta entità applicabile a partire dal 2009 in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, tranne la Danimarca.
In ultimo confermando la nostra scelta redazionale non potevano non dare notizia di una recente pronuncia della Suprema Corte caratterizzata da un ampio favor debitoris a cui corrisponde forse un eccessivo onere creditoris .
Buona lettura!
 
Dino Crivellari